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Recensione OPPO Reno 2: tanta sostanza e design particolare

Negli ultimi anni l’innovazione negli smartphone si è focalizzata molto sull’eliminare, quanto più possibile, le cornici attorno al display offrendo così schermi con diagonali importanti senza tuttavia avere dimensioni eccessivamente grandi. Un problema a questo concetto però è dato dalla fotocamera frontale: c’è chi decide di usare un notch, c’è chi decide di usare un foro sul display e poi, come OPPO, c’è chi decide di eliminare del tutto questo problema spostando la fotocamera sul bordo superiore e al di sotto di un meccanismo pop-up. Ed ecco allora che dalla volontà di usare questa tecnica è nato il nuovo OPPO Reno 2.

Grazie a OPPO Fans Italia, abbiamo avuto la possibilità di testare OPPO Reno 2 ormai da diversi giorni e, dopo aver preso confidenza con quanto ha da offrire, siamo pronti a fornirvi i nostri pensieri su ciò che ci è piaciuto e su ciò che sarebbe potuto essere migliore (nessuno smartphone è perfetto al 100%) nella recensione completa.

Prima di addentrarci nell’analisi dello smartphone e su come ci siamo trovati nell’utilizzarlo per oltre una settimana, vi vogliamo chiedere di dare un’occhiata al nostro video unboxing dove vi mostriamo il contenuto della confezione e la disposizione dei vari pulsanti, microfoni e carrellini.

Design futuristico ed ergonomia niente male

Fra i trend del 2019 nel mondo degli smartphone abbiamo notato l’utilizzo dell’effetto sfumato o gradiente nella scocca posteriore che crea un effetto molto particolare in base a come la luce la colpisce. Con OPPO Reno 2 è stato usata questa tecnica ma, invece di applicarla all’intera superficie, è stata applicata a una striscia che parte dal flash LED e arriva quasi fino alla fine.

Oppo Reno 2

Ciò va a creare un fantastico effetto luce in colorazione blu sulla striscia posteriore, tanto da far sembrare che vi siano dei LED.

Interessante la presenza di un piccolo pallino proprio sopra tale striscia che ha lo scopo di rialzare leggermente lo smartphone quando posto su di un piano così da non rischiare di graffiare il comparto fotografico che è liscio e a filo col vetro.

Non troppo ottimale l’ergonomia e il grip che lo smartphone ha in mano: la costruzione in vetro va a creare “quell’effetto saponetta” che non lo rende facilissimo da usare e che più di una volta ci ha fatto perdere un battito per la paura che stesse per cadere.

Oppo Reno 2

Se voleste massimizzare questo aspetto, vi consigliamo di usare la cover fornita in dotazione che, grazie alla finta pelle di cui è formata, assicura un grip (e una protezione) considerevole. Di contro, va decisamente ad aumentare lo spessore e ad eliminare quell’effetto WOW che si ha con la scocca posteriore.

OPPO Reno 2 – Specifiche tecniche

Oppo Reno 2

La cosa che più colpisce negli smartphone moderni è il loro screen-to-body ratio e, con questo OPPO Reno 2, si raggiunge il massimo livello. Grazie all’assenza di notch, fori o “fronti”, si ha un display totale senza alcuna interruzione che, abbinato alla luminosità massima molto elevata e ai colori molto vivaci, restituisce ogni volta un effetto WOW. Da questo punto di vista, lo smartphone a nostro avviso è promosso a pieni voti.

  • Dimensioni: 160 x 74.3 x 9.5 mm per 189 grammi
  • Display: AMOLED da 6,5 pollici con risoluzione FullHD+ (2400×1080 pixel) con rapporto 20:9,densità di 405ppi e protezione Corning Gorilla Glass 6
  • SoC: Snapdragon 730G con CPU octa-core (2×2.2 GHz Kryo 470 Gold & 6×1.8 GHz Kryo 470 Silver) e GPU Adreno 618
  • Memoria: 8GB di RAM LPDDR4X – 256GB UFS 2.1 (espandibile via micro SD)
  • Funzioni extra: Sensore delle impronte digitali su display 3a gen e riconoscimento facciale (2D)
  • Connettività: Dual SIM 4G VoLTE, WiFI 802.11ac, Bluetooth 5.0, USB Type-C, GPS+GLONASS+Galileo, NFC, jack da 3,5mm
  • Batteria: 4000mAh con sistema di ricarica rapido VOOC 3.0 da 20W (in confezione si trova il caricabatterie da 20W)
  • Fotocamera anteriore: 16 MP f/2.0, 26mm, 1/3.1″, 1.0µm
  • Quadrupla fotocanera posteriore: 
    • 48 MP, f/1.7, 26mm (standard), 1/2.0″, 0.8µm, PDAF, OIS
    • 13MP, f/2.4, (teleobiettivo), 1/3.4″, 1.0µm, PDAF
    • 8 MP, f/2.2, 13mm (ultra grandangolare), 1/3.2″, 1.4µm
    • 2 MP B/W, f/2.4, 1/5″, 1.75µm
  • Sistema operativo: Android 9 Pie su ColorOS 6.1

Degna di menzione la presenza della Radio FM in aggiunta al jack audio da 3,5mm, due feature tanto richieste da alcuni ma sempre più difficili da trovare nei modelli di nuova generazione.

Segnaliamo anche l’ottima prestazione del chip di geolocalizzazione che, potendo agganciare il segnale GPS, GLONASS e Galileo, permette di avere una precisione con margine di errore solo di qualche metro.

Il design a tutto schermo è reso possibile non solo dalla fotocamera pop-up ma anche dall’uso di un sensore di impronte digitali ottico sotto il display. Seppur non rapido come un classico sensore capacitivo, OPPO ha implementato un sensore di ottima qualità in grado di riconoscere l’impronta digitale su un’ampia superficie.

I risultati benchmark non sono un dato assoluto e non dovrebbero essere presi come un parametro nel giudizio finale di uno smartphone. Tuttavia, visto il grande interesse che vi è, qui di seguito vi lasciamo gli screenshot di alcuni test benchmark a cui abbiamo sottoposto OPPO Reno 2.

Gaming solido e consistente

La presenza del SoC Qualcomm Snapdragon 730G significa che ci troviamo di fronte a uno smartphone da gaming. A questo proposito, non abbiamo avuto nessun problema a giocare con alcuni dei titoli più popolari, il che ci lascia ancora di più il dubbio sull’effettiva utilità di un SoC top di gamma su uno smartphone del 2019.

Relativamente al gaming segnaliamo che la ColorOS di OPPO è dotata di uno “Spazio Gioco” con alcune impostazioni che permettono di affinare ulteriormente la qualità del gaming e con nomi altisonanti come HyperBoost 2, TouchBoost 2e FrameBoost 2.

La fotocamera sotto una “pinna da squalo”

Oppo Reno 2

Al di là dell’estetica, la caratteristica più distintiva di questo OPPO Reno 2 è senza dubbio la fotocamera nascosta all’interno che viene fuori sfruttando il meccanismo “a pinna di squalo” dal bordo superiore.

Si tratta di una soluzione molto intelligente ed innovativa che permette di avere un display che occupa quasi per intero la superficie superiore senza ricorrere a notch o fori nello stesso.

L’apertura è abbastanza rapida e consente senza nessun ritardo di sfruttare il riconoscimento facciale 2D per lo sblocco dello smartphone (non essendo basato su sensori specifici, noi vi sconsigliamo il suo uso ma vi consigliamo di utilizzare il sensore di impronte ottico posto sotto il display abbinato a un robusto codice PIN).

In molti temono poi, giustamente, che l’avere un meccanismo elettromeccanico che si alza e si abbassa nel tempo potrebbe guastarsi e non permettere più l’accesso alla fotocamera. Chiaramente non abbiamo potuto testarlo nel lungo periodo per verificare la tenuta della pinna ma, almeno da quello comunicato dall’azienda, il meccanismo è studiato per funzionare per almeno 200.000 cicli di apertura e chiusura.

Software non troppo originale per OPPO Reno 2 ma buona esperienza d’uso

A bordo di Oppo Reno 2 trova spazio il sistema operativo Android 9 Pie con la personalizzazione proprietaria ColorOS 6.1. Un po’ come la MIUI sugli smartphone Xiaomi, si tratta di una personalizzazione pesante che lascia veramente poco di inalterato dal sistema stock.

A primo impatto lo stile di questa ROM non ci è piaciuto molto, con una palette cromatica che ci ha ricordato molto quella di iOS (la tendina della notifiche e i Quick Toggle ci ricordano vagamente i Quick Settings di iOS 10). Nel corso dei giorni però, abbiamo imparato ad apprezzarla (non è però la nostra preferita).

Parlando ancora di similitudini, non possiamo non menzionare la presenza su OPPO Reno 2 (in realtà su ColorOS, visto che anche altri modelli OPPO ne sono dotati) di un sistema di gesture per la navigazione nel sistema molto simile a quella della MIUI (in questo caso non ci è dispiaciuto affatto):

  • Swipe veloce dal bordo inferiore verso l’alto per tornare alla Home
  • Swipe prolungato dal bordo inferiore verso l’alto per accedere al Multitasking
  • Swipe veloce dal bordo sinistro o destro verso il centro per tornare indietro
  • Swipe prolungato dal bordo sinistro o destro verso il centro per tornare all’app precedente

In aggiunta a queste, ve n’è un altro tipo che sostituisce gli swipe orizzontali con degli swipe verticali dal bordo inferiore a verso l’alto. Infine, è possibile abilitare tutta una serie di gesture a schermo spento da usare come scorciatoie a determinate app e funzioni.

OPPO chiaramente non ha fatto il passo verso le gesture senza lasciarsi un piano B: nelle impostazioni è possibile ripristinare la barra di navigazione tradizionale di Android con i tre tasti.

Una cosa che viene domandata spesso dagli utenti è il come accedere a Google Assistant vista l’assenza totale della barra di navigazione. La risposta è molto semplice, con OPPO che ha previsto un’impostazione specifica che consente di attivare l’assistente con una pressione media del tasto di accensione (pressione singola per accendere e spegnere, pressione media per Google Assistant e una pressione prolungata per accedere al menu di spegnimento).

Oppo Reno 2 ColorOS 6.1

Un’altra cosa che ci è piaciuta e che non abbiamo trovato su molti altri smartphone è la possibilità di fare una gesture a tre dita dal basso verso l’alto per accedere allo schermo diviso, potendo così aprire due app contemporaneamente (non è la funzione di per sé una novità ma lo è il modo di accedervi).

Seppur presente l’Always-On Display, troviamo che non sia stato implementato nel migliore dei modi, soprattutto per quanto riguarda le notifiche: il sistema infatti mostra solo le notifiche delle app di sistema ma non quelle di terze parti.

Comparto fotografico da marketing ma con molta sostanza

Fotocamere posteriori

Oppo Reno 2

Iniziamo subito col dire che, nonostante la presenza di 4 fotocamere posteriori, sono solo 3 quelle di buona qualità: il sensore da 2 MP pensato per le macro a nostro avviso è stato equipaggiato solo per portare il numero delle fotocamere a 4 e pubblicizzare la cosa.

Detto ciò, sia la fotocamera principale da 48 MP che la fotocamera con teleobiettivo ci hanno sorpreso in positivo, con scatti in piena luce del sole che non hanno nulla da invidiare a quelli di modelli ben più costosi. La qualità cala un po’ con la fotocamera dotata di obiettivo ultra grandangolare, con quasi nessun intervento del software e dell’hardware deputati all’elaborazione delle immagini nel ridurre il normale effetto”fish-eye” che si viene a creare con angoli di ripresa così ampi.

Cala la notte ed ecco che la tecnologia del pixel binning, che riduce la risoluzione del sensore principale da 48 MP a 12 MP (combinando 4 pixel in 1), dà il meglio di sé. Oltre ad aumentare la luce di ogni singolo pixel combinato, troviamo anche una riduzione del rumore digitale tipico delle scene in notturna. Non si tratta certo dei migliori risultati in assoluto ma sono comunque accettabili per questa fascia di prezzo.

Vista l’apertura minore del teleobiettivo, consigliamo vivamente di non usare tale fotocamera in ambienti notturni o comunque bui, in quanto non solo entra meno luce nel sensore ma non si ha nemmeno la tecnologia del pixel binning.

Contrariamente a quanto avviene nelle foto in piena luce, la fotocamera ultra grandangolare si posiziona nel mezzo, dando i suoi benefici di un elevato angolo di ripresa (essenziale in ambienti chiusi) senza soffrire la minor luce come il teleobiettivo.

La novità più corposa è però nel comparto video, dove il Reno 2 vuol fare la voce grossa con la nuova funzione Ultra-Steady. Essa  combina la stabilizzazione elettronica e ottica, oltre che ai dati provenienti da un giroscopio simile a quelli usati sulle action cam, per eliminare ogni minimo tremolio nelle riprese.

Fotocamera anteriore

Anche in questo caso la qualità degli scatti risulta essere accettabile in condizioni di luce perfetta (anche se non ottimi) e non troppo buone al buio o comunque in condizioni di scarsa illuminazione.

La bellezza del meccanismo che nasconde la fotocamera anteriore non viene bilanciata dall’effettiva qualità degli scatti che restituisce.

Autonomia ai massimi livelli

La batteria da 4.000 mAh sulla carta è perfetta per alimentare uno smartphone con un display 6,5 pollici e Snapdragon 730G. Nella pratica? Una promozione quasi a pieni voti.

Con un uso blando dello smartphone non abbiamo avuto problemi non solo ad arrivare a sera ma anche a coprire buona parte del secondo giorno. Stressandolo per bene (test benchmark e gaming) invece, l’arrivo a sera è garantito ma difficilmente si va oltre.

I tempi di ricarica sono altrettanto ottimi, con il caricatore VOOC da parete presente in confezione da 20W che riesce a portare la batteria da un valore prossimo allo 0 a 50% in circa 45 minuti e fino al 100% in circa 105 minuti (la ricarica della prima metà è più rapida rispetto a quella della seconda).

Se però voleste massimizzare la vita della batteria nel lungo periodo, il nostro consiglio è quello di mantenere l’autonomia in una range che va dal 40% all’80% ed evitare frequenti ricariche ad alto wattaggio.

Conclusioni su OPPO Reno 2

Il software ed il prezzo di vendita entrano in gioco in maniera prepotente e, con la ColorOS 6.1 di uno se non due gradini inferiore alle varie MIUI, OneUI e OxygenOS (secondo il nostro giudizio) e un prezzo di vendita di 499 euro, il nostro consiglio è comunque quello di valutare l’acquisto. Cercate magari un confronto tra i modelli della stessa fascia o, se non siete convinti al 100%, attendete che lo street price subisca una flessione a ribasso. A quel punto, considerando le caratteristiche tecniche e il design di OPPO Reno 2, ve lo consiglieremmo ad occhi chiusi.

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